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Il progetto nasce da una riflessione critica in merito ai luoghi massificanti del contemporaneo: i centri commerciali, spazi in cui moltitudini di individui si incrociano, senza entrare in relazione, spinti solo dal desiderio di consumare o di accelerare le operazioni quotidiane, specchio di una società che si identifica nel consumismo. L’idea è che i centri commerciali siano luoghi alienanti, ovvero nonluoghi. lo sguardo del fruitore viene immerso in labirintiche strutture di cemento; forme geometriche, lineari, essenziali, generate dall’intreccio di strutture architettoniche, sembrano unire, oltre al cemento, cielo e terra, in un abbraccio infinito. In questo “rebus” visivo, lo spazio ed il tempo vengono volutamente compressi. Le strutture si presentano come uno scheletro, creando nuovi orizzonti di possibilità ed interpretazione visiva del paesaggio contemporaneo.