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Cambiare le regole del gioco, scatenare il paradosso, creare profonde antinomie visive, mettere in crisi le capacità percettive dello spettatore, è quello che Iacopo Pinelli ottiene nel suo progetto intitolato Corpi defunzionali, un ciclo di lavori dedicati al linguaggio della scultura. Così, l’oggetto banale, il conosciuto, presentato nell’incapacità di svolgere la sua funzione, viene mostrato con un fascino e una “pelle” nuova, in una condizione perturbante. Quella di Pinelli è un’analisi che mette in scena uno dei drammi della società attuale, quella del “mito del consumismo” e della volontà di possesso del tutto. Corpi defunzionali è, quindi, la metafora dell’uomo contemporaneo, la condizione ossessiva del neocapitalismo globale, in cui oggetti di uso comune giacciono inermi, privi di energia, afflosciati, sfiniti e privi di qualunque funzione.