L’occhio della macchina fotografica ci rende accessibile ciò che normalmente ci sarebbe precluso: lo sguardo dell’altro su noi stessi. <br/>L’obbiettivo della macchina fotografica blocca in un fermo immagine la nostra figura, il nostro volto. Un’immagine che non potremo mai vedere direttamente, se non tramite uno specchio.<br/>L'incontro con l'immagine è per me un evento intimo e misterioso: l'artista può dialogare con l'immagine, interrogarla, specchiarsi in essa, inciampare per caso in essa e soltanto allora imparare a guardarla da vicino. Può addirittura litigare con lei, a volte, e poi fare la pace.<br/>Così le mie opere nascono dalla rielaborazione di immagini legate alla vita di tutti i giorni e ai volti noti, tra i quali soprattutto il mio volto e il mio stesso corpo, declinati in molte pose diverse. <br/>Sperimento la realtà: modificando le immagini che mi ritraggono tento di entrare in contatto con me stessa, tento di prendere coscienza di “me-nel-mondo”.<br/>Le opere sono formate da vari strati, sono in continuo divenire, come i volti che vi sono ritratti: l'arte li immortala in un istante, ma essi continuano a vivere altrove.<br/>